Street Style, what?

È vero: non basta indossare due calzini spaiati per pensare di essere alla moda o di poter dettare tendenza. Ed è vero anche che se la moda è spesso vista come una frivola carnevalata, tante volte è proprio a causa di fashion victim che sembrano siano usciti di casa senza passare davanti allo specchio. Lo abbiamo visto in occasione della Milan Fashion Week: persone vestite nei modi più improbabili, spesso esclusivamente per attirare l’attenzione di fotografi e fashion blogger. Ma in mezzo a tutto questo c’è qualcosa di autentico, un fenomeno che ha preso piede circa mezzo secolo fa e che ha dato una scossa al fashion ed al modo di intenderlo: è lo street style.

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La passerella è la strada, i modelli che lo indossano sono i giovani. Qual è la regola? Che non ci sono regole. Anzi no, una c’è: essere fuori dal dresscode, personalizzare, abbandonare l’uniforme. Spesso nello street style (che è quello puro della quotidianità, non quello straordinario delle fashion show e dei front row) si abbinano capi di lusso e capi poco costosi, pezzi delle nuove collezioni ed altri di qualche anno fa. Ognuno prende ispirazione dalla musica o da personaggi o da culture o da stili di vita. Il risultato? Un mix and match di stili, griffe, collezioni, in cui ciascuno esprime sè stesso e si distingue dall’altro.

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E se ci è permesso considerare la moda come arte, allora possiamo fare una proporzione: la moda sta allo street style come l’arte sta alla graffiti art. New York, anni ’60: la strada come museo di arte popolare, i graffiti come arte dall’anima contestatrice fuori dagli schemi standard.

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Lo “stile della strada” è diventato così importante che gli stilisti stessi lo osservano per prendere spunto e le testate di moda dedicano spazi appositi per farlo conoscere. Fu il New York Times a parlarne per la prima volta una decina di anni fa ed oggi il fenomeno è certamente amplificato grazie ai social network, pieni di foto di uno stile così ricco e sfaccettato che nessuno può essere in o out, purchè sia vero.

Ed ancora una volta ci viene in mente lei, Coco Chanel: “To be irreplaceable, one must always be different!”.

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